La banalità del male. Il lapsus “grillino” sui “clandestini”.

18 giugno 2015 - Opinioni avanzate.

Sono persuaso che, mutualmente e reciprocamente, le convinzioni influenzano le nostre esperienze e l’interpretazione della realtà collegando le nostre esperienze ai nostri sistemi di criteri o valori. Naturalmente vale anche viceversa, in un percorso biunivoco.

In altre parole il nostro linguaggio dell’età adulta che prende forma in espressioni verbali è in connessione alle esperienze – attraverso i convincimenti che abbiamo maturato e le idee che abbiamo consolidato. E al tempo stesso le idee poste nel dialogo tra persone attraverso le parole, meglio attraverso la selezione che compiamo di esse, sono il portato di ciò che abbiamo sperimentato, di come lo abbiamo vissuto, del valore che attribuiamo alle esperienze.

Le convinzioni hanno un effetto potente sulla nostra vita. Le nostre convinzioni sono nelle nostre parole, nel linguaggio, nella costruzione delle frasi che pronunciamo.

Ieri Beppe Grillo, certamente uno che non ha certo problemi evidenti di limiti nel bagaglio di lessico da cui poter attingere, ha cinguettato:  “Elezioni per Roma il prima possibile  Prima che la città venga sommersa dai topi, dalla spazzatura e dai clandestini. Marino Dimettiti”.

Successivamente aveva corretto con un eloquente: “#MarinoDimettititi prima che Roma venga sommersa dai topi, dalla spazzatura e dai campi dei clandestini gestiti dalla mafia“.

Ogni mio lettore di certo  avrà la sua opinione sul fenomeno immigratorio, sui motivi e le ragioni che lo muovono, sulle norme migliori per regolarlo ma sono sicuro che anche quand’anche si auspicasse una normativa molto rigida, completamente volta a negare il diritto di ingresso degli stranieri in Italia e in Europa e  a ricacciare oltrefrontiera gli irregolari non arriverebbe mai ai paradossi lessicali utilizzati da Grillo.

Il pericolo per Roma, secondo il comico prestato alla politica, sarebbe una sua sommersione. Ma da cosa o da chi i romani dovrebbero temere ?

E qui, sulla base del tweet grillino, viene il bello, o meglio il brutto.

“Dai topi“, virgola, “dalla spazzatura e”, congiunzione, “dai clandestini“. Nessun paragone diretto, nessun uguaglianza esplicita ma di certo mettere, nelle poche battute a disposizione, allo stesso livello cose e persone, ancorché non italiane e non presenti regolarmente in Italia, non è solo di cattivo gusto; potrebbe tradire un valore infimo, degno di una discarica o di un inceneritore ovvero di una derattizzazione e cioè di provvedimenti sbrigativi, spicci e tutto fuorché dignitosi, conferito agli esseri umani.

Grillo è un campione del web. Il suo sito e i suoi profili social sono visitati costantemente da centinaia di migliaia di persone italiane e non.

Insomma siamo, non solo, di fronte ad una sciocchezza ma ben rilanciata; perché tale è principalmente affermare che 1 o 2 mila stranieri in più, ben governati, rispetto ai poco più di 252 mila già presenti a Roma su un complesso di 2 milioni e 600 mila romani possano costituire la premessa per una sommersione ed una invasione.

Ma, innanzitutto, quello che dovrebbe far  pensare è  che un tale  linguaggio su persone migranti, verosimilmente ispirato da deficitarie esperienze umane, può condizionare i valori e le convinzioni di altri uomini e altre donne in Italia come altrove; e ciò mi dà l’idea della “banalità del male” tornata in azione.

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