Serie tv che fanno pensare. “True detective”.

16 giugno 2015 - Opinioni avanzate.

In questi giorni io e la mia compagna stiamo affrontando un’ostica polmonite. Ne ho approfittato per fare una scorpacciata di televisione. In particolare una serie tv di cui avevo sentito dire un gran bene ma che non avevo mai avuto il tempo di vedere: “True detective”. L’eccellente interpretazione di Matthew McConaughey (che conferma appieno il merito dell’oscar per Dallas Buyers Club) ha avuto il modo di agevolare la visione e i dialoghi scritti per il suo personaggio (e del pregevole doppiaggio di Adriano Giannini) di farmi riflettere.

True Detective è un noir, in otto episodi di un’ora ciascuno; in realtà otto film ove si intrecciano su più livelli, non scontati, storie personali e familiari, investigazioni, idee, filosofie e stili di vita, il tempo al passato (con la tecnica narrativa costante del flash back), al presente che è imboccatura per un prossimo futuro che va verso una prima soluzione (di quasi tutti i livelli) , più accettabile (ma ancora non definitiva) di quella precedentemente narrata.

La vita di ciascuno di noi e l’evoluzione umana nel complesso, secondo il detective ombroso e problematico ed una teoria da lui richiamata nel corso di un interrogatorio, vista da una quarta dimensione (l’eternità), non sarebbe altro che un cerchio piatto. Lo stesso globo visto da milioni di anni luce perderebbe la sua profondità e potrebbe essere visto solo come un piccolo, forse luminoso, cerchio.

Tutto si ripeterebbe senza soluzione ai problemi che continuano ad affliggere le nostre esistenze e la convivenza su questo pianeta; illusorio sarebbe il tentativo e gli affanni degli individui, dei singoli che si dichiarano e vivono le proprie esistenze come uniche, come importanti.

Al momento di una prima soluzione al difficile caso, coperto anche da ostilità istituzionali, di sacrifici umani, compresi quelli di bambini e bambine, poste in essere da una “setta”     Rust Cohle (alias Matthew McConaughey), come voce fuori campo, arriva addirittura ad affermare che nel ripetersi ciclico dell’evoluzione umana “quei bimbi saranno di nuovo in quella stanza“.

Affascinante teoria se non altro utile per scrollarsi qualche senso di colpa di troppo, per giustificare qualche insuccesso e, non ultimo, per far accettare e allo stesso tempo enfatizzare (le classiche due facce della stessa medaglia) un finale della serie tv che non è il più classico dei  “lieto fine”.

Così mentre ascoltavo questi dialoghi di “True Detective” mi sono venute alla mente quelle poche conoscenze  che possiedo in ordine alle moderne teorie quantistiche.

Gli stati quantici della materia, ho rammentato, sono sempre stati provvisori, reversibili, superabili. Tutta la fisica quantistica si fonda sulla mancanza di certezza di un evento se non nel momento irripetibile in cui si verifica o meglio lo si tenta di osservare o misurare. E’ questa concettualizzazione il limite e al tempo stesso l’opportunità della sua premessa scientifica. Le probabilità sostituiscono le determinazioni e i determinismi tipici dei sistemi chiusi.

L’onda, costituta da un andamento ciclico, che trasporta la materia (tanto quanto l’energia) al posto del movimento lineare, ritenuto troppo semplicistico per spiegare i fenomeni di emissione e di sollecitazione.

Di certo, per tornare alle umane cose, queste teorie sono un passo consistente verso l’accettazione (e dunque dell’indagine su) di una sorta di ancora indeterminata “coscienza universale” forse totalmente svincolata dagli impegni (e dai risultati) concreti delle singole coscienze individuali.

Non so come si connettano le cose ma, di certo, queste riflessioni vanno a sommarsi (intendendo, per ora, la somma come una sovrapposizione non incoerente, una mera stratificazione e non una chiave di lettura o di volta) a quello che vado constatando e che la cronaca, non solo di queste ore, mi impone.

La debolezza del progetto europeo, gli organi di informazione tutti protesi a stuzzicare le paure e gli istinti peggiori degli italiani in materia di immigrazione e sicurezza, l’antipolitica che è caratteristica tanto dell'(in)azione dei soggetti istituzionali nominati o eletti quanto di quelli che dicono di “assediare” il palazzo, l’assenza di dibattito politico tra reali alternative e il completo oscuramento invece di alcuni temi, di alcune ipotesi di riforma dell’esistente mi aiutano a formulare che dopo la crescita del secolo scorso ci troviamo in un punto dell’onda molto basso, in un momento del ciclo in cui si affastellano negatività, si ripetono, in altre forme, gli errori del secolo scorso.

I bambini” sono tutti “di nuovo della stanza” e un carnefice potrebbe , di nuovo, essere alla porta.

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