I veri debiti (le vere eredità)

5 luglio 2014 - Opinioni avanzate. / Senza categoria

Nel mezzo del cammin di nostra vita, facendo gli opportuni scongiuri, può accadere, sempre più spesso di fare un riassunto per ricordi della propria esistenza.

Capita poco prima di addormentarsi, mentre si cerca qualche pensiero positivo che agevoli un sonno che non vuole venire; capita quando si è in preda ad insoddisfazioni, inconcludenze o passaggi non proprio positivi; accade, non di rado, quando ci si ritrova con amici di vecchia data.

Non è un “gioco” forzato, fluisce nella mente tutto in modo naturale,  delle volte in modo veloce e devi avere poi l’abilità di catturarne l’elemento più nitido, il fotogramma più luminoso di un film altrimenti sconclusionato  ma altre in modo decisamente più lento e sobrio.

Vengono, in successione, alla mente persone, situazioni di vita, luoghi, persino oggetti.

Ecco sempre più spesso mi ritrovo nella mia cameretta romana, quella utilizzata per più dei miei primi venti anni in condominio con mio fratello. Dall’ingresso subito a destra il suo letto, negli ultimi anni rifatto su misura vista la sua altezza. Poi sulla sinistra l’armadio composto, in vari stili e tempi, dalle possibilità economiche di mio padre, anch’esso diviso rigorosamente in due; poi il mio letto e da ultimo proprio innanzi lo scrittoio.

Uno scrittoio non bello, ma funzionale: credo ci avesse studiato mia zia di Rieti all’Università di Lingue. Era passato in eredità.

Il flash passa dall’oggetto alla funzione, fino al ricordo nitido di mamma che, come una donna Montessori ad honerem, mi insegna a leggere e scrivere un anno prima della frequenza delle scuole elementari.

Ora che mamma non c’è più posso dire che questo è stato il suo lascito più importante: l’amore per l’insegnamento, quello che metteva lei, per la buona scrittura, quella densa di significato, capace di servire le emozioni (quelle di chi scrive e quelle di chi legge), l’amore per la buona lettura.

Il ricordo va a quei suoi libri, scovati in chissà quale libreria romana degli anni settanta: mentre a Roma, come in tutta Italia, il terrore e gli artefici del terrore imponevano  a papà e agli altri colleghi lavori massacranti e rischiosi e venivano gettate le basi della democratizzazione in Polizia lei diveniva la prima donna emancipata ch’io avessi avuto mai la ventura di conoscere.

A soli quattro anni mi sottoponeva libri interi di quei quiz che sarebbero divenuti, poi, dei test per misura il QI (forse  in America già lo erano): serie, scostamenti, differenze grafiche, numerologiche (perlomeno fino alla prima decina), elementari test di logica mi erano già sottoposti da mamma, da Agata, dall’età di 4 anni. E papà silenziosamente so che approvava, perlomeno al rientro la sera in quella casa di Montesacro.

A mamma, Agata, pittrice, amante dell’arte; al nonno (ancora in vita alla veneranda età di 93 anni), maestro elementare e poeta, Alfio Arcifa; a papà, tanto “incazzoso” quanto credente in altro rispetto agli onori, all’oro e al potere fine a se stesso, debbo molto, tanto, debbo tutto: tutto quello che sono, anche di inadeguato, inadatto, irriducibile.

Un debito che al tempo stesso è l’eredità più preziosa che mi ritrovo.

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  • Sally-Louise Williams

    Mi sono commossa per l’intensità del brano.
    Se mia figlia mi rappresentasse come Michele ha rappresentato Agata, sarei tranquilla perché saprei di avere assolto al mio compito di madre e saprei che mia figlia “sa” che sono e che sarò sempre con lei.
    Questo amore inesauribile che si rigenera e ci tiene uniti nonostante la morte è l’eredità che noi mamme vorremmo lasciare ai nostri figli.

    Sally L. Williams

    • Michele Rana

      Grazie. Sally

  • Doc i suoi cari, nonno, mamma, papà ..continuano ad alimentare questa sete inesauribile di conoscenza, conoscenza nelle sue forme più varie, per strade in salita da protagonista o da semplice spettatore. Ammiro la sua poliedricità ed anch’io nel mio piccolo cerco di bere dalla sua fonte. Quello che illumina questo suo articolo è l’AMORE..per la vita, la famiglia, il sapere e non smetta mai di credere che esiste sempre un nuovo punto d’arrivo, quello di partenza lo ha elencato Lei nell’articolo….Un abbraccio

  • Michele Rana

    Che dire Pina, grazie. Arrivi e (ri)partenze nella mia vita si susseguono. Magari arrivi scarico, sconfitto o pronto a celebrare, in silenzio, i successi di qualcun altro (pur sapendo che è un’po’ tuo). Magari le partenze saranno titubanti, balbettanti ma è meglio che rimanere in una stazione dove non c’è più nessuno o più niente di stimolante. Sull’amore ancora non ho capito cosa sia: so che quello vero è divino e al divino mi ci accosto piano piano, in punta dei piedi, con profondo rispetto. Grazie e continua a commentare se ti va e ti piace.

  • Sally-Louise Williams

    Bellissime le parole di Pina. Scaldano il cuore.