L’Isis e la ragionevolezza vaticana.

29 agosto 2014 - Opinioni avanzate.

E’ sempre vero che c’è sempre qualcuno che è più realista del Re; ma i vari Ferrara, Magdi Cristiano Allam, Maria Giovanna Maglie dovranno farsene davvero una ragione, nonostante le fatwe – vere o presunte  – rivolte a qualcuno di loro.  Anche il Vaticano sembra aver chiara la situazione che sta evolvendo, purtroppo negativamente, in queste settimane in Iraq, Siria, Libia ed in altri focolai di crisi.

Molti morti, molte persone trucidate, persecuzioni, epurazioni, pulizie etniche ed atrocità in intere città e villaggi ma nessuna guerra di religione anche secondo gli analisti della Santa Sede.

Già avevo potuto affermare (link) che probabilmente una serie di indizi, anche degli ultimi eventi di cronaca, lasciavano presupporre una sorta di irrilevanza per l’Isis o per gli aspiranti Califfi del fattore religioso se non, addirittura, un suo uso smaccatamente strumentale; in questi giorni il Segretario Vaticano, il Cardinal Parolin, ha detto in materia parole chiare.

Nonostante le decapitazioni continuino così come la loro incredibile diffusione mediatica, sostenendo forsanche un effetto emulazione in ogni angolo del mondo, il porporato, una sorta di ministro degli esteri vaticano, in un’intervista a La Stampa di qualche giorno fa ha affermato: “non si tratta assolutamente di uno scontro tra islam e cristianesimo“.

Ma la ragionevolezza e mi si consenta anche la visione del “nuovo corso vaticano” vengono fuori soprattutto dalle affermazioni che seguono: “ci sono all’interno dell’islam, e credo siano la maggioranza, persone che rifiutano metodi così brutali e antiumani“. “Speriamo che anche da parte del mondo musulmano; si sappia dire una parola in questo senso e quindi distinguere tra quello che si può fare quello che non si può fare“.
Ed ancora: “Credo che la situazione in Iraq sia fonte di grande preoccupazione per i cristiani e per tutte le altre minoranze“; che poi, nel complesso, può voler dire che in Iraq vi sono minoranze, anche non cristiane, con cui vale la pena discutere e dialogare per tentare di costituire una “massa critica” contro le milizie di Califfi in cerca di ulteriore potere.

Si mettano l’anima in pace dunque i crociati italiani di sempre, pronti ad evocare l’appoggio e lo scudo vaticano per le loro campagne d’opinione: l’interventismo di Papa Francesco non è consueto, non è confinabile in schemi che abbiamo già conosciuto e, così anche in momenti di grave crisi, dove c’è il rischio di semplificare  è al tempo stesso lucido e pragmatico ma animato dal desiderio di dividere dialogicamente satrapi oppressori, che utilizzano la fede, dalla manovalanza e dalle popolazioni oppresse (molte volte chiamate alle armi dai primi e deluse dalle illusioni occidentali).

L’interventismo della Santa Sede non è stucchevolmente ed unilateralmente pacifista ma nemmeno vocato al martirio contro l’infedele musulmano, ovunque esso si trovi e qualunque cosa faccia ma soprattutto qualunque ruolo eserciti.

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