Immigrazione, le ricette di un paese solo non sono mai miracolose.

27 agosto 2014 - Opinioni avanzate.

I numeri, quelli dell’Unhcr (l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di rifugiati) sono impressionanti: nel Mediterraneo  sono quasi 1900 i  morti (precisamente 1889) dall’inizio dell’anno, di cui 1600 negli ultimi 3 mesi. Nel 2014, infatti sono stati 124.380 gli arrivi via mare in Europa (nel 2013 erano stati 60mila), di cui ben 108.172 in Italia (al 24 agosto) tra i quali almeno 14 mila minori di cui 8.600 non accompagnati. E questi sono solo una quota parte degli arrivi che interessano anche le frontiere terrestre ed aeree.

Un flusso, si badi bene, che nel breve periodo interessa sì l’Italia ma che tendenzialmente, nel medio-lungo periodo può riguardare tutto il continente europeo.

Secondo uno studio dell’OCSE del Maggio 2014, infatti, tra il 2011 e il 2012 i flussi migratori verso l’Italia sono diminuiti del 19%, quelli verso la Spagna sono diminuiti del 22% – e le stesse quote sono dimezzate rispetto al 2007 – e quelli verso il Regno Unito sono diminuiti dell’11% e hanno raggiunto il livello più basso dal 2003.
Sempre secondo lo stesso report I flussi migratori verso la Germania sono aumentati di un terzo tra 2011 e 2012. La Germania ora è il secondo paese dell’OCSE con il più alto flusso di immigrazione, dopo gli Stati Uniti.

Flussi, quelli che sfuggono alle regole di ingaggio ordinarie previste dalle normative nazionali ed europee in materia di immigrazione, che sono connessi direttamente ad aree internazionali di crisi umanitaria o di vera e propria conclamata guerra. Ricordiamo che solo in questa prima metà di anno risultano, infatti, attivi i seguenti focolai: l’Ucraina, l’Iraq, la Siria. Continua l’instabilità e la guerra tra tribù e fazioni, oppure sono operanti in modo grave e fattivo gruppi terroristici o paramilitari in grado di seminare terrore ovvero limitare il godimento dei diritti democratici e civili di vaste aree in Nigeria e in Libia; oppure paesi dove si assiste a striscianti forme di persecuzione di confronti di appartenenti ovvero di loro familiari a gruppi coinvolti in recenti e cruenti conflitti civili interni: è il caso della Costa d’Avorio e del Mali.  Per non parlare delle gravi situazioni umanitarie coincidenti con eccezionali forme di sottosviluppo ed altrettante emergenze sanitarie: Gambia, Liberia ed ancora vaste aree della Nigeria, guarda caso coincidenti con le zone dove si sta diffondendo la malattia dell’Ebola.

La fotografia rende il quadro di una situazione complessa, dove i motivi che rendono la fuga dalla propria terra necessitata ed urgente sono i più diversi dove, al di là delle previsioni normative, è difficile, se non dopo una lunga istruttoria distinguere le esigenze di protezione internazionale del rifugiato da quelle del semplice migrante economico.

United Nations High Commissioner for Refugees ...

United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR) (Photo credit: Wikipedia)

Ma è soprattutto una fotografia, impietosa, che rende giustizia di una questione quella dello spostamento da un’area all’altra del mondo di persone che non trattiene con sé ricette miracolose capaci di soddisfare, una volta e per sempre, una regolazione ordinata del fenomeno.

Certo è che per la prima volta l’Italia con l’operazione Mare Nostrum ha dato un segnale di attenzione al mondo intero nel voler salvare quante più vite umane possibili da quel cimitero a cielo aperto che era divenuto il Mediterraneo ma soprattutto ha acceso, giustamente e formalmente, i riflettori su una questione, quella della prima accoglienza e della valutazione delle posizioni individuali, che fino agli scorsi rimaneva sotto traccia ed implicita ma che ora non può essere ad appannaggio dei soli paesi di frontiera e che necessita della necessaria programmazione ed esecuzione con i paesi che, nel medio periodo, costituiranno, volenti o nolenti,  le mete finali di chi è fuggito da situazioni non tollerabili nei propri paesi d’origine.

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