Le politiche di accoglienza dei rifugiati e il ragionevole padre La Manna.

23 agosto 2014 - Old

Si fa un gran parlare, in questi giorni, di immigrazione e di politiche di accoglienza e di cosa ha fatto l’Italia (molto) e cosa potrebbe fare l’U.E. e Frontex in materia di persone che fuggono da persecuzioni, guerre, sfruttamento o semplice povertà. Molti non sanno cosa sono la Convenzione di Dublino e le successive direttive che l’hanno sostanzialmente confermata. In due parole è quella convenzione che impone la trattazione di una domanda di riconoscimento della protezione internazionale al primo paese europeo di attraversamento dello straniero di cui si riesca avere prova. Vista la situazione geografica v’è da intuire che il primato è cosa da condividere tra l’Italia, la Grecia e la Spagna tra i paesi comunitari: guarda caso proprio quelli con le economie più fragili.

Voglio farla breve. Leggete cosa’ha detto, di ragionevole sulla Convenzione di Dublino, il gesuita padre Giovanni La Manna, presidente del Centro di accoglienza Astalli di Roma, il quale in un’intervista a Radio Vaticana, ha affermato: «Bisogna rivedere e superare» il Trattato di Dublino. «È ingiusto e inumano obbligare le persone a rimanere in un Paese, dove non vogliono rimanere, anche quando queste persone hanno dei familiari, degli amici in altri Paesi e tentano di raggiungerli, per avere opportunità favorevoli, una sistemazione e una vita futura migliore – continua La Manna -. Le persone non sono stupide, sanno che devono evitare il fermo della polizia, dove vengono prese le impronte, e quindi lo evitano. Questo le espone ad ulteriori rischi: scappano dai centri dove potrebbero ricevere le prime cure e rimangono nelle mani di trafficanti, che operano sui nostri territori e che gli consentono di raggiungere in maniera clandestina Paesi come la Germania, l’Austria, la Francia, l’Inghilterra e i Paesi del Nord Europa».

Non v’è da aggiungere altro.

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