La tv d’estate e l’età che avanza

22 agosto 2014 - Leggerezze

La tv d’estate andrebbe proprio spenta. Nessun talk di attualità, nessun film in prima visione, nessun autore che tenti di stare sul pezzo.

E’ tutto un riproporre vecchie cose. “Un sacco bello” di Verdone e “Rocky” con Sylvester Stallone in prima serata hanno avuto sempre il pregio di ricordarmi quando tornavo presto a casa dall’oratorio o dalla partita a calcio nel parco di Via Ugo della Seta perchè c’era il rito della preparazione  all’unica sera che i miei genitori mi lasciavano sforare l’orario delle 20.30 davanti al piccolo schermo.

Con la bella stagione la tv è sempre andata in vacanza. “Il meglio di…” era appunto il meglio e il più recente che potesse riproporre dei programmi cult della stagione appena trascorsa. Non era difficile con le principali reti analogiche che si contavano al massimo nelle dita di due mani. A Rai Uno e Rai Due si sono aggiunte quelle private, Canale 5 e Italia 1 e poi Rai Tre e Retequattro; e poi ancora Capodistria, divenuta TeleMontecarlo e, infine, Italia 7. Per non parlare dell’attuale digitale terrestre e della moltiplicazione quasi esponenziale dell’offerta televisiva e della dura prova a cui sono costretti gli archivi Rai e Mediaset.

Ora esistono addirittura canali tematici che hanno proprio il compito di riproporre tutto l’anno vecchi programmi, varietà, quiz, talk show di quando il colore e le prime macchinose tv basate su quella nuovissima tecnologia si andava affermando.

Chi se li ricorda  i Philips, i Normende, i Grundig e in Italia i famigerati commerciali Voxson e più elitari, come design, Mivar ? Io si, assieme a quel colore verde che diveniva via via prevalente rispetto agli altri, fino a divenire una linea da encelofagramma piatto, mentre l’età di servizio dell’apparecchio aumentava.

Ma c’è un programma che andrebbe soppresso d’estate. E’ “teche teche tè” sui RaiUno, subito dopo il tg delle 20.

Naturalmente scherzo, ma (ri)vedere i fotogrammi dell’Arbore di “Indietro Tutta”, del Tortora di “Portobello” o del Gigi Proietti di “Io a modo mio”  rischia ogni volta di farmi correre un naturale rischio che non avrei mai voluto correre, soprattutto assieme alle persone con cui sto magari cenando; quello di affermare: “e si alla mia età, quella si che era tv ! mica adesso !”.

E con ciò risentire, adosso, tutto il tempo che è trascorso e quello che non ho realizzato.

P.S. Se in caso il mal fosse comune, in questa circostanza e per l’Italia, è tutto fuorchè  mezzo gaudio.

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