Quello che l’informazione non dice: il rischio Vesuvio, il rischio Campania.

11 agosto 2014 - Opinioni avanzate.

Ci sono cose di cui la scienza, non solo nazionale, studia, discute e divulga ma che l’informazione italiana ignora completamente. Ci sono argomenti di cui l’informazione non solo scientifica internazionale parla ma che non riescono a ritravalicare i confini italiani. La sensazione è, proprio, di essere “sotto una cappa”.

Oggi il Vesuvio e i suoi dintorni sono considerati il massimo rischio geovulcanologico presente sul nostro territorio. Si fanno stime, con le condizioni esistenti in Campania e nelle regioni limitrofe, di diverse centinaia di migliaia di morti.

Ma cosa dicono gli scienziati ?

Il vulcanologo giapponese, il Professore Nakada Setsuya dell’Università di Tokyo, ospite ad Ascea nel Cilento, ha dichiarato: ” Il Vesuvio prima o poi erutterà perché è un vulcano attivo, anche se non si può prevedere quando. Gli italiani devono discuterne e preparare un piano per gestire la situazione…”.

Il professore  lo scorso anno ha spiegato che i segnali preoccupanti sono gli sbuffi dal cratere e eventuali rigonfiamenti del terreno che potrebbero preannunciare movimenti del magma. A volte trascorrono pochissime ore da questi segnali e l’eruzione.

Flavio Dobran, ingegnere fluidodinamico, esperto di vulcani e docente della “New York University” conferma: “Il Vesuvio che ‘dorme’ dal 1944 esploderà con una potenza mai vista ed in appena quattro minuti inghiottirà già 5 o 6 Comuni della zona rossa“.

Il geologo italiano Camillo Cantelli, ricercatore dell’Università di Bologna dice:  “il rischio permanente rimane perché il Vesuvio è in ricarica. La possibilità che ci sia un’eruzione aumenta e diminuisce in funzione dell`attività del vulcano perché continua la carica della sua camera magmatica. L’area è a tutti gli effetti attiva e per questo pericolosa. Pur essendo il vulcano più monitorato al mondo, la presenza sulle pendici di una quantità incredibile di abitazioni e popolazioni, lo fa diventare anche il vulcano più pericoloso del mondo.

 Giuseppe Di Natale, attuale direttore dell’Osservatorio Vesuviano così conclude un dossier recente sulla rivista ‘Science’: “…per le eruzioni vulcaniche la pericolosità è rappresentata dalla probabilità di impatto dei prodotti dell’eruzione che causano danni. Il rischio vulcanico per la zona del Vesuvio è altissimo, probabilmente il più alto del mondo, perché l’alta pericolosità del vulcano si combina con un altissimo valore esposto“.

Nel mondo più di 300 milioni di persone vivono intorno agli oltre 1.300 vulcani attivi” è quello che sottolinea il vulcanologo, ricercatore, dell’Osservatorio Vesuviano Sandro de Vita, secondo cui il Vesuvio è quello a “più alto rischio“, considerando tre paramentri: la pericolosità, il valore esposto e la vulnerabilità.

Vi sono nel mondo vulcani anche più pericolosi del Vesuvio – fa notare l’esperto – ma in zone desertiche o poche abitate. Nella zona flegrea e vesuviana invece vive un milione di persone, una concentrazione di popolazione che non ha eguali”.

L’urbanista, professor Aldo Loris Rossi, docente di Architettura urbanistica all’Università Federico II di Napoli distingue gli eventi pericolosi: in caso di eruzione sub-pliniana (come nel 1631) sarebbero investiti nell’area vesuviana circa 200 kmq, in quella flegrea circa 150 kmq. Se l’evento fosse di tipo pliniano (come quella del ‘79 d. C.) a rischio sarebbe la zona orientale. Addirittura l’evento potrebbe investire l’intera città e le isole Ischia e Procida. Fatto sta che la Protezione civile ha allargato l’area del rischio da 18 a 25 comuni.

Un rischio Campania più che rischio Vesuvio e dintorni, visto che alcuni scienziati avrebbero affermato addirittura una possibile connessione dei canali magmatici con quelli dei Campi Flegrei.

Nel corso di una trasmissione della CNN del 2013 è intervenuto Benedetto De Vivo, Professore Ordinario di Geochimica Ambientale dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e Adjunct Professor del Department of Geosciences – Virginia Tech – Usa, ha esplictamente affermato che un eventuale eruzione del Vesuvio comporterebbe un preavviso che potrebbe non superare le 24 ore.

Sulla bontà delle attuali pianificazioni nell’area vesuviana Mauro Rosi, professore di Geochimica e Vulcanologia  presso l’Università di Pisa, direttore dell’ufficio rischio sismico e vulcanico del Dipartimento della Protezione civile: “Non ci sono i piani comunali, senza i quali il piano nazionale può risultare una sorta di scatola vuota. Nessuno dei 700 mila residenti nell’area di rischio, tanto meno quelli delle aree circostanti, sa cosa dovrebbe fare se scattasse l’allarme. Certo è stato stilato un elenco dei comuni italiani gemellati con i 25 a rischio, ma come si potranno raggiungere nella sventurata ipotesi di un allarme eruzione? Nelle poche prove di evacuazione effettuate anni fa, qualche decina di finti sfollati furono caricati a bordo di autobus e portati in giro per l’Italia. Tempo perso se si considera quante sono le persone da evacuare in caso di allarme. Attenzione, anche in caso di un allarme al quale non segua davvero un’eruzione. Comunque, per trasferire 700 mila persone occorrono 8.750 autobus da 80 posti, i più grandi. Che dovrebbero affluire nella zona vesuviana non si sa bene da dove e dove. Ma immaginate: scatta l’allarme e qualcuno si mette al telefono per trovare migliaia di pullman. Assolutamente inverosimile”.

Ma la totale inadeguatezza della mera politica di affidarsi alle sole pianificazioni di emergenza incombente, pre evento eruttivo, che addirittura non tengono conto degli effetti dei sismi antecedenti,  la fornisce ancora scienza italiana.

Chiare le dichiarazioni, in tal senso del vulcanologo Giuseppe Luongo , Professore emerito di Fisica del Vulcanesimo dell’Università Federico II di Napoli e già Direttore dell’Osservatorio Vesuviano.  “Un Piano di Protezione Civile – ha proseguito Luongoha due anime di cui una è la pianificazione del territorio finalizzata alla mitigazione del rischio e l’altra consiste nel piano di emergenza . In questo caso il Piano di Emergenza deve tenere conto anche l’aspetto della sismicità . Un’eruzione ha una serie di segnali premonitori e tra questi c’è la sismicità che produce anche degli effetti”.

Fin qui lo stato dell’arte,  o meglio della scienza. A quando una trasmissione in Tv in prima serata che informi gli italiani e i campani, cosicchè questi ultimi possano cominciare a scegliere, dapprima dove abitare o continuare a farlo ?

O dobbiamo aspettare un plastico sotto le ceneri e i lapilli lavici nel salotto di Vespa ?

› tags: emergenza / morti / napoli / pianificazioni / rischio / scienza / sisma / Vesuvio / vulcano /

  • dario erjavec

    Ci sono poche persone, anche sul territorio nazionale che possono, consapevolmente, dare un parere su questo argomento. Tuttavia una cosa è certa. Il problema è talmente grave che meriterebbe un posto in prima pagina continuo ed uno spazio sui media a grande diffusione come radio e tv costante. Io temo che la motivazione addotta per tanto silenzio abbia a che fare con l’intento di non allarmare la popolazione e magari preservare il valore immobliare dell’area. Io credo invece che più la popolazione rimane assopita più vittime farà il Vesuvio quando erutterà. Noi semplicemente non riusciamo ad immaginare la forza e la capacità distruttiva del fenomeno in quanto non rapportabile con alcuna delle esperienze della nostra vita quotidiana. Per questo adottiamo questa sorta di rimozione collettiva del problema…

    • Grazie per il tuo contributo, che rafforza le ragioni, le buone ragioni di chi vorrebbe parlarne.