Mai preso una “Cottarelli” per i tagli.

2 agosto 2014 - Old / Opinioni avanzate.

C’è chi si innamora istantaneamente; c’è chi ha il classico colpo di fulmine. Io sono tra quelli, ma anche i colpi di fulmine sanno essere selettivi.

Certo ora che il commissario alla spending review  (link) sembra si stia dimettendo oppure stia per essere scaricato dal Governo Renzi (le classiche due facce della stessa medaglia) lo posso anche dire con maggior facilità: i tagli non mi hanno mai appassionato.

Che ci sia da assottigliare il corpaccione deforme della pubblica spesa, che si perde in mille rivoli di inutilità ed inefficienze, è cosa buona e giusta prima ancora che necessaria ma i tagli, soprattutto quelli lineari, li ritengo una cosa profondamente negativa.

Dire infatti che tutti i Ministeri e tutte le pubbliche amministrazioni debbono procedere a dei tagli di una “x” percentuale della propria spesa significa sostanzialmente, per un Governo ed eventualmente per un Parlamento la cui maggioranza ne ha approvato e continua ad approvare le decisioni, non scegliere, non avere un indirizzo politico e delegare le scelte del dove operare i risparmi ai cosiddetti tecnici, direttori generali ed alti papaveri dell’apparato amministrativo.

Se ci si pensa bene anche l’indicazione di tagliare per tutti alla stessa maniera equivale, per uno che deve scegliere, a non avere una priorità, dire che non esistono politiche più importanti di altre, settori di intervento pubblico ritenuti  strategici rispetto ad altri.

Mi si passi un esempio: se in una famiglia, nel corso dei mesi invernali, si decidesse di tagliare allo stesso modo le spese per il riscaldamento e l’abbigliamento assieme a quelle per l’acquisto di film da vedere in tv le si farebbe correre il rischio di continuare a vedere, comodamente seduti, il proprio attore preferito ma completamente al gelo.

Ma non è solo questo; i tagli divengono così l’unica riforma, anzi l’unica “non riforma” messa in campo da un esecutivo. Amo dire, infatti, spesso che “mentre una riforma può contenere un risparmio di spesa, è quasi impossibile che dietro la decisone su un taglio lineare si nasconda una riforma”; come è indubitabile, pensando al denaro come al carburante, che alla lunga affamare di benzina un vecchio modello di Ferrari (bella, bellissima da vedere ma inefficiente appena fa i primi dieci metri a motore acceso) può significare non muoversi più, fare pochissima distanza ogni anno e sostanzialmente paralizzare le pubbliche amministrazione e gli interessi e i compiti pubblici a loro affidati. Conviene, a quel punto, cambiare il modello di macchina e cioè immaginare una nuova forma, una nuova organizzazione, per i pubblici uffici.

Una vettura che ci faccia camminare nella direzione giusta, con gli obiettivi giusti,  senza andare a sbattere, e che consumi molto meno di quella da rottamare.

I tagli mi sono sempre apparsi, invece, come una rinuncia, un’abdicazione del suo ruolo da parte della politica, quello di fare delle scelte, giuste o sbagliate che esse siano o si rivelino; affidare poi queste eventuali scelte ovvero “non scelte” ad una sorta authority che non partecipa alle riunioni del Consiglio dei Ministri ne può essere interrogato dai Parlamentari nel corso dei question time lo trovo al pari deprimente e pericoloso.

Ecco perché per una volta non posso dar torto a Renzi; dell’assenza di Cottarelli ce ne faremo una ragione.

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  • Teofilo D’Imera

    Gli economisti hanno sbagliato tutto: non c’è una sola previsione “azzeccata”. Chi sono questi cialtroni ? Chi li accredita ?

    E, se provassimo a ribaltare il punto di vista ? E se sostituissimo gli economisti con i nostri bravi padri di famiglia ? Proviamo a immaginare un intervento più complesso, fatto di più soluzioni. La prima, ad esempio, quella indicata da Giulio Tremonti, secondo il quale l’Italia farebbe bene a ricomprare (per intero) tutto il suo debito pubblico e a dotarsi di una banca fortemente partecipata (magari trasformando cassa depositi e prestiti).

    In famiglia questa soluzione è quella più ricorrente: quando uno dei parenti ha bisogno di compiere investimenti, oppure di liberarsi dagli strozzini, si rivolge agli altri membri della sua famiglia che, ricomprando il credito dell’usuraio bancario liberano il loro congiunto e lo agevolano consentendogli un rientro meno rischioso.

    A questo punto il paese, pur non acquisendo sovranità monetaria, avrebbe recuperato qualche leva di controllo della propria economia e potrebbe addirittura operare per una netta distinzione fra banche di credito e banche d’affari. In una situazione di questo tipo l’Italia non dovrebbe più tagliare la spesa pubblica, ma aumentarla: non importa come. Dall’espansione della spesa pubblica deriverebbero effetti per un sicuro risanamento della nostra bilancia: aumento del pil, aumento dei livelli occupazionali, aumento del gettito fiscale.
    Anche questa soluzione è spesso praticata in famiglia e nella piccola impresa: chi ha visto il film “Chocolat” potrà capire meglio.

    La crescita potrebbe anche non risultare decisiva, ma recuperati un minimo di controllo delle leve economiche e un po’ di ossigeno dal pur lieve aumento della produttività, il paese potrebbe finalmente liberarsi della gabbia monetaria che condanna i cittadini ad un progressivo impoverimento.
    Ma queste sono idee di uno che come me crede nei complotti ed è convinto che Cottarelli e gli alti funzionari degli organismi che avvelenano il mondo con ricette sempre fallimentari (indicatemi uno stato che si sia salvato grazie all’intervento di Troike e fondi monetari) dovrebbero esser processati e condannati.

    • Teofilo, lo sai; vivo con sufficiente diffidenza il rapporto coi tecnici e con la tecnica. Un buon ricercatore è chiuso in laboratorio 24 ore su 24, per 365 giorni l’anno; un ottimo ricercatore convoglia fondi ed investimenti per il suo laboratorio; uno scienziato vive in mezzo alla gente per formulare quesiti. Abbiamo bisogno di riportare l’economia e gli economisti ad essere mezzo e non fine. Abbiamo bisogno di chi adotta ricette politiche anche sbagliate perché si è posto ed ha posto al paese e ai suo abitanti i quesiti sbagliati (per poi eventualmente correggere le ricette). Sarà per questo che sono innamorato delle forme di democrazia diretta ?

      • Teofilo D’Imera

        Democrazia diretta ?
        I membri dei tribunali dell’antica grecia venivano nominati a sorteggio. Hanno condannato Socrate.