Per chi ancora ignora il problema delle carceri e della esecuzione della pena.

24 luglio 2014 - Opinioni avanzate.

Voltaire scriveva “la civiltà di un popolo si misura dalle sue carceri“. Quello che vi sto proponendo non è un mio articolo, non sono le mie parole. Userò la tecnica del puzzle. Tante tessere del mosaico, tante parole di persone che frequentano o hanno frequentato a vario titolo il carcere e il “mondo” dell’esecuzione penale (e non solo, anche delle misure cautelari) della giustizia italiana.

Potrete così farvi un’idea complessiva, magari ridondante, ma sicuramente la più aderente a quello che si respira là dentro, laggiù.

Il Dott. Di Maio, già capo della Narcotici della Squadra Mobile, funzionario di polizia, così si esprime inviando una mail al Segretario di Radicali Italiani Rita Bernardini: ” … che un Paese già più volte condannato per una vicenda indegna di una nazione che si ostina a proclamarsi civile, per il comportamento adottato verso detenuti costretti a regimi afflittivi giustamente considerati equiparabili ad una tortura, ha bisogno di vittime civili per decidere su un tema così scottante e che coinvolge tutta la collettività.

Capisco, ci sono cose forse più importanti come le nomine europee o quelle delle grandi aziende di Stato, a chi può importare una qualche decina di migliaia di carcerati?
Ma questo, in tutto il suo dramma, è indice di un qualcosa di gravissimo, che nessun proclama né slogan, che sia di destra o di sinistra, può cancellare: s’è rotto, da tempo, il patto sociale.”

Chiara Schettini, il magistrato del tribunale di Roma arrestato con l’accusa di aver pilotato i fallimenti, in carcere nel 2012 in esecuzione di una misura cautelare personale in un’intervista al Tempo racconta così la sua esperienza all’interno del penitenziario: “Ogni giorno è di ordinaria follia. Il ritmo della vita è paralizzato, schiacciato sotto il peso insostenibile della monotonia. La tolleranza e la pazienza solo raramente prevalgono perché sono sopraffatte dall’oscuro ma riconoscibile desiderio di vendetta. Eppure in tanta oscurità si avverte la purezza dell’anima. In carcere si prega moltissimo: l’unico punto di riferimento sicuro è la fede. Non c’è spazio per la gentilezza a meno che non si faccia capire che venga trasmessa dal cuore“. Ed ancora: “Dentro le strutture non funzionano. Quella che chiamo “aria”, e cioè la possibilità di sgranchirti le gambe, è troppo limitata, le porzioni di vitto sono ridotte, il cibo non è commestibile; le «domandine», necessarie per ogni cosa che si possa o voglia fare, spesso si perdono. E le visite mediche che tardano di mesi, se fa freddo ci si riscalda con le bottiglie di acqua bollente. Ovunque si sentono voci straziate immerse in una pozza di sangue che chiedono disperate l’intervento degli infermieri che non arrivano mai o giungono in ritardo; si litiga, ci si ammazza di botte, si vive in uno spazio irrisorio. Non ci sono percorsi rieducativi seri che diano la possibilità di lavorare o studiare

L’avv.to penalista Guida, il 19 Luglio, responsabile del PD di Caserta: “È impensabile che manchi l’acqua nel carcere di Santa Maria Capua Vetere in piena estate o che in una cella del carcere di Poggioreale ci possano essere ben 12 persone”.

“Le medicine dobbiamo comprarle noi – ribadisce Vincenzo Manco, un detenuto del carcere di Fuorni – “qui non ce ne sono e c’è anche chi non può permettersele perché le famiglie non hanno soldi e qui non ci assegnano lavori. La situazione è tale che, Poggioreale, in confronto, è un albergo a cinque stelle”.

Altro che emergenza superata nelle carceri: in poche ore si registrano tre detenuti morti e uno evaso“, denuncia Donato Capece, segretario generale del sindacato dei poliziotti penitenziari Sappe, il 30 Giugno scorso, “un dramma continuo…”. Che la situazione all’interno del carcere sia da molto tempo invivibile, al di sotto della soglia minima della dignità, e a rischio anche per i poliziotti penitenziaria lo aveva scritto a fine Giugno in occasione dell’ennesima aggressione a Poggioreale, anche il segretario dell’Osapp, Pasquale Montesano, con una nota inviata al presidente del Consiglio dei ministri Renzi e al ministro Orlando  con la quali li si invitava ad assumere “immediate iniziative per rendere maggiormente agibile il lavoro delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria”.”

Susanna Marietti dell’Associazione Antigone rincara la dose e scrive il 10 Luglio, in merito al rispetto della dignità in carcere: “La pena della reclusione consiste, teoricamente, nella limitazione della libertà di movimento. Nessun’altra privazione dovrebbe esserle aggiunta se non quelle strettamente dipendenti e inevitabilmente connesse a tale limitazione. Ovviamente non è così. In carcere si soffre il freddo, il caldo, il degrado, la sporcizia, la scarsità di cure mediche e tanto altro. Tra questo, l’ipocrita e sciocco divieto di avere rapporti sessuali con i propri partner.”.

Secondo il rapporto “Morire di carcere curato dai volontari di Ristretti Orizzonti, la rivista edita nel carcere di Padova, infatti “nelle carceri italiane si muore nella maggior parte dei casi togliendosi la vita, con una frequenza di ben 20 volte maggiore rispetto alla media nazionale. Nei penitenziari italiani sono 2.311 le persone morte negli ultimi 15 anni, di cui, in ben 822 casi, si tratta di suicidio “,  ed ancora: “Si tratta di persone morte a causa di fattori ambientali legati non tanto alla dimensione del carcere, ma piuttosto alla condizione di vita al di fuori della legalità in cui versano le galere italiane.”; situazione, questa che aveva riscontrato i primi di Luglio anche  una delegazione dell’ONU, guidata dal norvegese Mads Andenas, venuta in visita in Italia dal 7 al 9 luglio scorsi.

Per finire l’ex magistrato Bruno Tinti così si esprime sulle misure recentemente adottate col decreto legge 42/2014 (un risarcimento simbolico di 8 euro e uno sconto di pena che intaseranno ancor di più i tavoli dei magistrati di sorveglianza): Follia pura“, come quella di perseverare nell’inciviltà di questo paese e di lasciare sostanzialmente soli i Radicali e Marco Pannella ad occuparsi del dossier giustizia e detenzione.

 

 

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