“Aiutiamoli a casa loro”

30 giugno 2014 - Old / Opinioni avanzate.

Ci sono immagini che sono capaci di rappresentare meglio delle parole una verità; addirittura altre immagini sono idonee, più di un articolo di fondo, a smentire un’idea o un’ipotesi o a dimostrarne, plasticamente, tutta l’inadeguatezza a ridurre una complessità.

Da più parti quando si è discettato di immigrazione, di flussi di immigrati, si è evocato il concetto: “aiutiamoli a casa loro”.

Non è una teorizzazione nuova. L’aiuto nel luogo ove si comincia a “produrre” disperazione, violazione dei diritti umani, carestie e fame era alla base anche, negli settanta ed ottanta, della campagna radicale e del Partito Radicale della “Lotta contro lo sterminio per fame nel mondo”; aveva come asset fondamentale l’aumento degli esiziali punti di PIL che le nazioni industrializzate, le cosiddette potenze mondiali, destinavano ai paesi del Terzo e del Quarto mondo africano.

Ma cosa fare in termini di imponenti flussi migratori quando una crisi, come nel bel mezzo di una guerra “incivile”, raggiunge fasi acute, gravissime e ripetute stragi di civili, vere e proprie faide armate che coinvolgono interi paesi e regioni di persone che non vestono una uniforme ?

Cosa si è potuto fare alla fine del secolo scorso nel genocidio dei Grandi Laghi ruandesi o nella guerra civile Liberiana ?

Cosa fare, in questi mesi, per i flussi di donne, uomini, bambini ed anziani che premono per scappare dal conflitto siriano e dal cumulo di macerie che rimane ?

Si dice, da più parti e secondo più fonti, che vi siano milioni di persone di origine siriana alla frontiera del Libano e che questa massa sta mettendo in grave difficoltà gli equilibri geopolitici di quel piccolo lembo di terra, già precario di per sé, come la storia insegna.

Ho, già avuto modo di considerare, nel corso della partecipazione nello scorso anno ad uno dei numerosi servizi di polizia in occasione degli sbarchi di immigrati siriani presso le coste siciliane, che se si vedono arrivare tra le loro persone degli ultraottantenni ed in precario stato di salute dalla terra siriana si fugge non perché si teme genericamente una morte ma, di più, si teme una morte atroce.

La situazione in Siria è realmente drammatica, tragica.

“Aiutiamoli a casa loro”, dunque ? E come, se una casa non c’è  e se intere cittadine e le popolazioni che vi si trovano vengono rase al suolo o “gasate” ?

Siria 2

Quando le crisi sono in questo stadio lo step “dell’aiutiamoli a casa loro” non è solo in deficit di individuazione di mezzi e strategie ma, probabilmente, anche di idoneità oggettiva: risulta superato dal precipitare tragico dei fatti.

Con un sforzo di fantasia- ma di più di volontà – si potrebbe, però, tentare di sanare quel mix di insipienza o assenza in materia di politica estera, di interventi sbagliati che producono l’incapacità di prevenire i conflitti e di incoraggiare percorsi democratici nonviolenti assistendo i percorsi di uscita dalle nazioni teatro di conflitti cruenti, promuovendo la realizzazione di  “corridoi umanitari” e distribuendo tra i paesi realmente democratici lo sforzo dell’accoglienza umanitaria, più o meno lunga che essa debba essere.

Ciò eviterebbe il lucro della tratta degli esseri umani come la grande parti delle morti che si hanno lungo il percorso della fuga non dovute alle parti belligeranti.

Ecco il punto: dovrebbe trattarsi di paesi o di federazioni di paesi che abbiano il requisito di essere realmente democratici.

› tags: guerra / immigrazione / Siria /

  • attilio cece

    se dovessimo ridare loro tutto quanto abbiamo depredato nei secoli scorsi e ripagarli per stragi e deportazioni criminali perpetrate dall’occidente ‘civilizzato’ non basterebbe tutta la ricchezza del mondo

    • Sally-Louise Williams

      Attilio, hai perfettamente ragione. Condivido le tue parole. Io poi sono cittadina britannica e noi abbiamo molto di cui vergognarci.

    • Erwin

      I popoli africani hanno avuto grandi condottieri (guarda Annibale) e grandi uomini. Il fatto che, il fato, il morale migliore, uno sviluppo più efficiente o degli uomini con maggiore iniziativa abbiano portato il continente europeo a diventare il centro del mondo, non è una vergogna. E poi proprio noi italiani dovremmo colpevolizzarci del colonialismo quando siamo stati gli unici a dare cultura e civiltà nel centr’africa? (Guarda l’Etiopia). Se mai dovessimo fare un discorso che riguarda dei rancori passati, siamo i primi a dover chiedere indietro i danni, e lo dovremmo fare a mezzo mondo (caduta dell’impero romano). Se è arrivata l’ora di tirare le somme, abbiamo già conquistato metà Europa e la Mongolia senza impugnare armi…… Questo discorso non ha senso come non ha senso far sbarcare migliaia di clandestini ogni settimana….

  • Sally-Louise Williams

    Comunque lo scritto di Michele offre mille spunti di riflessione. Io per esempio porterò sempre con me l’immagine di un ultraottantenne in precario stato di salute “who steps out of the picture” tanto che mi sembra di vederlo. Un uomo anziano che abbandona la sua terra per andare a morire in un paese straniero. E’ normale e naturale e giusto morire nei luoghi che ci sono familiari circondati da tutto quello che è diventato parte di noi nella nostra vita. Con questa immagine ho percepito la dimensione della tragedia.

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