Di Matteo e la difesa dell’indifendibile.

20 luglio 2014 - Edicola online

Di Matteo, il pm antimafia, così si sarebbe espresso (link): “Il Pd discute le riforme con un partito fondato da un colluso con Cosa nostra”; ed ancora: “Oggi questo esponente politico (dopo essere stato a sua volta definitivamente condannato per altri gravi reati), discute con il Presidente del Consiglio in carica di riformare la legge elettorale e quella costituzione alla quale Paolo Borsellino aveva giurato quella fedeltà che ha osservato fino all’ultimo suo respiro”.  Il riferimento evidente sarebbe a Silvio Berlusconi.

Ecco, oggi chi necessiterebbe una difesa è proprio il pm Di Matteo.

In punta dei piedi ma va detto: l’idea che un condannato qualsiasi dopo aver scontato la sua pena, quella principale e eventualmente quella accessoria, secondo quello che prevede l’ordinamento e dopo aver soggiaciuto alle eventuali decadenze o  incompatibilità temporanee o permanenti da o con qualche pubblico ufficio non possa più discutere o parlare con chicchessia, anche di riforme, è un’idea sinceramente abberrante per il nostro ordinamento.

Il diritto a manifestare il proprio pensiero ad altri e la libertà di far circolare le proprie opinioni sono incomprimibili in modo assoluto, ben oltre le esigenze processuali e dopo l’esecuzione di una sentenza passata in giudicato, ma, di più,  è proprio la concezione dello stigma a vita, della macchia indelebile che non consente più alcun dialogo, alcuna discussione con il Presidente del Consiglio come con l’ultimo, semmai si possa considerare l’esistenza di una graduatoria, degli italiani che non mi va proprio giù.

Che poi queste riforme possono non piacere ad un pubblico ministero, come ad un giudice, ad un avvocato, un imputato o una parte lesa è un altro discorso: si entra nel campo delle critiche di merito, del confronto tra idee, tra soluzioni e opzioni diverse, talvolta contrapposte o irriducibili.

Probabilmente da quel tavolo “riformatore”, per ragioni diverse da quelle che rivendicherebbe Di Matteo, non verrà nulla di buono; anzi probabilmente non verrà proprio nulla ma non mi sognerei di delegittimare una parte in discussione alzando il vessillo dei suoi precedenti penali.

Un argomento, compreso uno riformatore, è buono o cattivo a prescindere da chi lo mette nell’agone politico, da chi lo propone e dalla sua storia e dal giudizio che si ha su di essa: non è solo un principio liberale e democratico che dovrebbe ricordarcelo ma soprattutto il buon senso.

E’  il buon senso della storia che ci insegna che molte volte col tempo i ruoli  possono modificarsi e gli accusatori possono divenire, a torto o ragione, gli accusati di domani e non si vorrà per loro l’identico trattamento che vorrebbero riservare agli accusati, meglio ai condannati, di oggi.

 

 

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  • ivano

    ok allora secondo questoa rticolo facciamo fare le riforme anche a toto riina cuffaro dell’utri una volta che avranno scontato la pena

  • riccardo

    sentito applauso, come ai funerali.

  • boscolo giancarlo

    si può dire e pensare tutto ciò che si vuole ma che un pregiudicato, uno che ha avuto rapporti e dato elogi a persone legate alla mafia, tenuti mafiosi nella sua tenuta a fare gli stallieri, influenzi le modifiche della carta costituzionale, non mi pare possa essere parificato ai padri costituenti

  • Michele Rana

    Vi ringrazio innanzi tutto per i commenti. Sono convinto che le riforme che stanno per essere partorite non saranno quelle dei padri costituenti; tutto il contrario saranno una ratifica del deficit democratico esistente in Italia. Detto questo non si può tollerare che qualcuno possa teorizzare il silenzio per qualcun altro, soprattutto un oppositore, ben oltre il dispositivo di una sentenza. Anche questo ragionamento fa parte di una deriva tutta italiana non proprio liberale e non proprio da stato di diritto che di solito finisce per consolidare i presunti nemici.

  • danang

    Bene gentile sig Rana, allora dal suo articolo si evince che anche il sig. Dimatteo può liberamente esprimere il proprio parere

    • Michele Rana

      Si lo penso.

  • Sally-Louise Williams

    Bene. Devo dire che questo pezzo di Michele mi ha fatto riflettere e che condivido molte cose che sono state dette. Alla fine però converrete con me che impariamo da tutti e, anche se non condividiamo, impariamo a guardare noi stessi ed il mondo da prospettive diverse.