La crisi Radicale e la necessità di uscire dal “canovaccio” interno attuale.

16 luglio 2014 - Old / Opinioni avanzate.

E’ qualche tempo che ci vado pensando. Me ne sono fatto una ragione anche se ho un pò pudore a scriverne. Mi limito a fare una descrizione, la quanto più oggettiva possibile, di quello che vedo e che sento, consapevole che la politica si nutre anche di una certa benevola dose di rappresentazione.

Sono tuttora iscritto a due soggetti dell’area radicale; decisamente “credente”  insomma ma la pratica è invece svanita da qualche tempo per più di una ragione soprattutto di tipo personale.

Quello che mi preme registrare è che in un percorso che dura da più anni la dialettica interna si è via via appiattita su uno stilema unico: da un lato vi sarebbe un gruppo sostanzialmente “Milano e Torino-centrico” che teorizzerebbe per la riuscita delle iniziative politiche radicali l’urgente necessità di frequentare ogni ambito elettorale, soprattutto col soggetto Radicali Italiani, e di superare gli “ostacoli” della competizione mediante l’alleanza con gli altri soggetti ritenuti affini (di norma il PD) e dall’altra, quelli, di Roma e dintorni, che pur non disdegnando l’incursione nelle competizioni elettorali ritengono queste ultime al più dei mezzi per denunciare l’illegalità costituzionale ed istituzionale del regime che da sessant’anni spadroneggia in Italia; o al massimo per tentare di frenarne le più gravi derive.

Una divisione questa che sono consapevole aver descritto sommariamente e, come dire, con l’accetta, che non tiene conto delle sfumature, dei distinguo interni, delle gradazioni di accenti ma che riduce da qualche tempo la discussione e lo scontro interni a due apparentemente opposte fazioni: i primi sarebbero rigorosamente antipannelliani e i secondi, invece, pannelliani.

I primi vengono accusati dai secondi di voler dissipare l’eredità radicale di Marco Pannella mentre i primi accusano i secondi, Pannella medesimo, di controllare le risorse economiche del partito e dunque il partito stesso manu militari col gruppo dirigente romano.

Ora sta di fatto che questo stilema, questo canovaccio che risulta avere anche una certa durata all’interno di Congressi e Comitati, soprattuto del soggetto Radicali Italiani, ha come risultato paradossale quello di non aver prodotto alcuna spaccatura reale seppur dolorosa; tanto che  in perfetto equilibrio, il Segretario fa parte del gruppo cosiddetto “romanocentrico” mentre Presidente del Comitato (e del Congresso) e Tesoriere vanno iscritti all’altra area, quella lombardo-piemontese, più critica nei confronti di Pannella.

Ugualmente negli anni la minoranza critica della gestione di Via di Torre Argentina a Roma si è fatta sempre più numerosa, (fors’anche maggioranza perlomeno numerica), e conta parecchi eletti negli organi statutari di indirizzo politico.

Sembrerebbe un nulla di fatto, un “pari e patta, palla al centro”, due forze che contapponendosi semplicemente si elidono. Senonchè, però, le mozioni politiche vengono sempre votate all’unanimità o quasi (e dunque alternative di iniziativa non se ne intravedono proprio) e nessuno, pur avendo qualche numero, ha mai avuto l’ardore di presentare, far discutere o addirittura votare una bozza di mozione alternativa, con una visione diversa.

Il sospetto che andrebbe preso in considerazione è che questo “canovaccio” (non mi azzardo a dire artatamente alimentato o autenticamente vissuto da tutti i protagonisti e i comprimari), visto lo stato del movimento in termini di iscrizioni, sia ormai logoro, sia liso e non avvicini più nessuno; anzi da molti, credo, sia vissuto proprio come respingente.

Di vera crisi si tratta insomma, e come tutte le crisi può nascondere delle opportunità.

E di questo bisognerà pur tenere conto per la storia (e dunque il futuro) radicale e per Marco Pannella stesso.

› tags: Marco Pannella / milano / radicali / Roma / Torino /

  • attilio cece

    da vecchio (ex?) radicale avrei per te una domanda: “cosa ne pensi della ministro bonino e delle licenze di esportazioni di armi da lei firmate in qualità di ministro degli esteri”?.
    Probabilmente sono patetico ma me è venuto da ringraziare dio per aver fatto in modo che giancarlo & adele non assistessero ad una tale vergogna!

    • Michele Rana

      Attilio, purtroppo non conosco quante e quali licenze di esportazioni di armi abbia firmato. L’Italia è un paese produttori di armi e di parti di armi belliche non indifferente. Spero che siano licenze verso paesi democratici, perlomeno non dittatoriali, e non in atto responsabili di genocidi e nefandezze.

      • attilio cece

        speranza vana caro Michele,… basta verificare le statische dell’esportazione con le relative destinazione & descrizione merceologica per rendersi conto di quanto (mal)fatto da una individuo che non si vergogna di dirsi radicale.

        • Michele Rana

          ecco appunto.

  • zeno

    Ottima analisi DOTT. Rana. Centra il nocciolo del problema. Le due parti si elidono a vicenda e nei fatti tutto il movimento radicale si avvia a diventare un museo di battaglie vinte e nobili propositi. Molto triste perché ci sarebbe molto bisogno oggi di una voce veramente alternativa al renzismo e al grillismo. Ma la voce radicale é ogni giorno sempre più flebile.

    • Michele Rana

      diciamo che oggi vi è un concorso sempre più determinante rispetto questo regime a renderla flebile anche dall’interno. grazie del commento zeno

  • michele macelletti

    La tua sintesi, risulta piu’ che esaustiva circa l’attuale stato delle cose nella “galassia radicale”.
    Diciamo che si è decisamente e sterilmente in una situazione di “pantano”.
    Se non intervengono nuovi fattori e azioni politiche fortemente aggregative, il gruppo radicale si ridurra’ ad una mera testimonianza storica di “resistenza”. E Non me lo auguro.

    • Michele Rana

      Grazie Michele, mi duole il cuore ma è proprio così.