Perchè sono favorevole all’immunità (e non all’impunità).

11 luglio 2014 - Opinioni avanzate.

Che si sia perso da un po’ il lumicino della ragione democratica e qualche principio costituzionale di fondo è una cosa che comincia ad essere lampante anche ad un profano come il sottoscritto.

Il dibattito di questi giorni sulle riforme istituzionali, per quello che riusciamo a comprendere e filtra da una tv sempre più opaca e meno appassionante, ne è quasi la plastica dimostrazione.

Per farmi comprendere ed in breve: con la scusa di esseri efficaci ed efficienti e realizzare il superamento del bicameralismo perfetto si fa, a ratifica di quello che già c’è, un Senato di formalmente nominati; a ratifica di quello che c’è già stato in materia di referendum abrogativo (nessuna informazione e ostacoli presso le segreterie comunali con conseguente impossibilità di raccogliere le firme, sentenze incredibili della Consulta, quorum mancati e tradimento degli esiti) si rende, con l’introduzione di una norma che innalza il tetto di firme necessario, impossibile la loro tenuta.

Se uno volesse riassumere, per ottenere un Parlamento sempre meno luogo di discussione e più luogo di “produzione di leggi” a raffica (come se ce ne fosse bisogno), e rimanere sull’ironia, si potrebbe a ratifica di quello che c’è, confermando coll’Italicum un Porcellum rivisto e corretto in peggio, far nominare da un’altra autorità tutti e 630 i deputati: perlomeno si risparmiano i soldi delle elezioni. Visto che ci si trova, sempre a titolo ironico, per cortesia, si potrebbe elidere quell’aggettivo “democratica” dopo Repubblica, così che nelle ristampe della Costituzione, giustificando a sinistra e a interlinea 1, si otterrebbe anche  l’economia di un foglio: sono stimati centinaia migliaia di euro di risparmio !

Ma veniamo al tema dell’immunità o dell’impunità che ha agitato le penne, i comunicati e i tweet di molti tra gli scandalizzati e i populisti che affollano, a vario titolo, la scena politica italiana.

L’attuale art. 68 della Costituzione è chiaro parla di impunità solo allorquando si tratti di reati di opinione. “I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.” E ci mancherebbe: ogni singolo parlamentare dovrebbe essere eletto proprio per fare quello, parlare, anche duramente, esprimere opinioni forti, decisive, senza peli sulla lingua; denunciare, assumendosi qualche rischio in più, tutto quello che il cittadino non potrebbe. L’impunità è, dunque, limitata.

Prosegue: “Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.”

Qui l’interpretazione si fa più ardua. Due punti fermi mi pare, però, ci siano: i parlamentari possono essere indagati senza coinvolgere e ricevere alcuna autorizzazione dai colleghi e possono essere arrestati, lo stesso senza necessità del via libera dal ramo del Parlamento a cui a appartengono, se la limitazione della libertà è giustificata dall’esecuzione di una sentenza di condanna o da un arresto in flagranza della polizia giudiziaria. Di impunità, cioè letteralmente di impossibilità di applicare una pena , non si tratta. Viene chiesta un’autorizzazione a procedere e solo per taluni atti investigativi e non un’autorizzazione a punire.

E chi continua in questa mistificazione pesca ancora nel torbido. Si tratta semplicemente di una guarantigia ad appannaggio dei parlamentari, questo si, letteralmente di un’immunità. Si tratta di un privilegio destinato a chi, dovrebbe essere eletto dai cittadini e chiamato a rappresentarli, fin tanto si trovi nella condizione di essere considerato dall’ordinamento medesimo presunto innocente non può essere compresso o privato nella propria libertà personale ovvero compresso in atti strettamente connessi, propedeutici o funzionali al suo mandato politico. Non si tratta di perquisizioni, sequestri o arresti in flagranza di reato che vista l’evidenza schiacciante e l’urgenza di provvedere per evitare che le fonti di prova si disperdano non richiedono alcuna autorizzazione ma atti limitativi non urgenti da svolgere nel corso delle investigazioni.

Le esigenze di comprimere le libertà di un membro di Camera e Senato, ai fini investigativi, recedono di fronte alla “funzione delle funzioni”: quella del parlamentare. E’ una questione di equilibrio tra poteri: chi fa le leggi e cioè “attrezzi” il cui compito sarebbe quello di limitare i poteri dello Stato per cui non prendano il sopravvento sul cittadino non potrebbe sopportare di esercitare questa funzione con uno di questi poteri in grado, come con una spada di Damocle, di condizionarne non solo esiti ma anche libertà e serenità di scelta. Ecco perché al Parlamento viene chiesto, semplicemente, di valutare se per caso non vi sia un fumus persecutionis nei confronti del loro collega, rispetto al quale viene chiesta un’autorizzazione a procedere dagli inquirenti.

Di impunità, dunque, non si tratta. Anche se , v’è da dirlo, siffatta forma di immunità spunta molte armi investigative in mano ai magistrati tra quelle previste dal codice di procedure penale. Per questo se dovessi immaginare una riforma, senza crociate né da una parte né dall’altra,  escluderei, a differenza di come è adesso, dalla necessità di chiedere l’autorizzazione le perquisizione personali o domiciliari.

Per le intercettazioni invece no, almeno finché restiamo uno dei paesi europei con il maggior numero di conversazioni intercettate e dunque di intercettazioni concesse ai fini investigativi: si rischierebbe davvero anche un’implicita sudditanza riluttante del parlamentare a svolgere la funzione per cui è chiamato dai cittadini, quella dialogo, quella del comunicare, del diffondere le proprie idee con la parola.

Ed è un rischio democratico che non ci si può permettere; a meno di non continuare ad ostinarci ad avere parlamentari sostanzialmente (e tra poco anche formalmente) nominati.

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