C’è drone e drone

7 luglio 2014 - Opinioni avanzate.

Il termine è riproposto dalla cronaca militare in queste ore: i droni sembrerebbero, negli ultimi giorni, essere stati usati dall’esercito israeliano per  saldare il conto di chi tra i miliziani palestinesi avrebbe provocato l’uccisione dei tre ragazzi ebrei.

In precedenza i droni sono stati usati nei diversi teatri di guerra dall’esercito americano: in Afghanistan ed in Iraq in particolar modo.

Ma cosa sono i droni ? Sono dei velivoli militari armati di tutto punto che, telecomandati, possono effettuare azioni a distanza senza esporre piloti, armieri e ad altro personale militare al rischio diretto di essere contrattaccati.

Un bella invenzione, no ? Possono uccidere il nemico individuato senza che nessun militare sia sulla scena bellica. Certamente una conquista tecnologica che infonde maggiore superiorità, apparentemente anche emotiva, a chi la possiede ed è in grado di sfruttarne le possibilità, pre-acquisendo informazioni sul campo avverso.

Ma siamo sicuri che sia proprio una conquista ? Disumanizzare ulteriormente “l’atto di guerra”, mettere spazio potenzialmente illimitato tra chi decide di deliberare un attacco contro qualcuno e questa vittima designata non ci espone, ancor di più, alla asettica brutalizzazione di atti comunque tragici ?

Se, come militare, non vedo la sofferenza che provoco, se non vedo e non riesco nemmeno ad immaginare più il dolore che reco all’altra parte, potrò mai concepire l’esistenza di un’alternativa alla uccisione, come quella di fare, in un contesto dato, dei prigionieri ? Potrò mai decidere di salvare più di una vita, seppur quelle di nemici in uniforme, per far spostare gli equilibri verso una pace semmai imposta dal più forte ?

Con i droni gli atti di guerra decisi dai vertici militari cessano di essere tali, quelli di eserciti che si fronteggiano sulla base delle regole stabilite dalle Convenzioni internazionali, magari anche senza sparare un colpo, ma diventano sempre più simili a sentenze di morte, deliberate chissà come e con quali prove, senza possibilità di appello; le strategie tra gli opponenti tendono così a somigliarsi a terrore seguirà un atto di terrore per vendetta.

Ma l’altro aspetto che mi preme sottolineare è l’utilizzo del termine “drone”. Drone è un termine sconosciuto a latini e greci: l’abbiamo importato dalla cultura linguistica anglosassone.

Drone in italiano dall’inglese verrebbe tradotto in “fuco”. Ora sappiamo tutti qual è la funzione del fuco in un alveare: quella di fecondare l’ape regina e principalmente di garantire la continuità della specie, di quella specie. Il fuco è dapprima un padre, qualcuno che impiega la sua scarna esistenza, temporalmente parlando, per dare vita e non per toglierla.

Ecco, da entomologo improvvisato, preferisco di gran lunga la missione del drone italico, dell’insetto alato, che quella del drone anglosassone o israeliano.

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  • Sally-Louise Williams

    Amo moltissimo la lingua italiana. Ho avuto la grande fortuna di avere insegnanti bravissimi che mi hanno trasmesso una passione per l’italiano corretto. Devo confessare di provare uno “strano” godimento quando vedo “qual é” scritto correttamente (senza l’apostrofo). Anche perché onestamente mi capita di rado.
    L’italiano è una lingua complessa, specialmente per gli stranieri.
    Mio padre, allenatore di rugby, anni fa disse ai suoi giocatori: “Currere fino alla puccia!!”
    I giocatori si guardarono l’un l’altro sperando che qualcuno avesse compreso….
    “Currere fino alla puccia!!”
    In inglese “puddle” significa “pozzanghera”. In dialetto parmigiano “poccia” significa pozzanghera.
    Mio padre ha fatto un misto pisto tutto suo (meraviglioso)…..
    Ma mio padre aveva trent’anni quando ci siamo trasferiti dal Galles in Italia per cui é normale che gli scappi qualche strafalcione.
    Invece dagli italiani pretendo e credo che i genitori e la scuola dovrebbero fare di più per accertarsi che i giovani italiani si esprimano e scrivano in modo corretto.

  • teofilo

    per il piacere di Sally : “un altro”

    • Michele Rana

      vacci piano teo; non vorrei divenisse un blog troppo godereccio.