Le “impazienze” di un mondo che corre (ma che sembra perdere la direzione).

4 febbraio 2017 - Opinioni avanzate.

C’è chi ha parlato spesso di “turbo-politica”, di un correre del mondo cosiddetto reale contrapposto alle lentezze burocratiche o della classe politico-istituzionale. C’è chi ha messo in opposizione la velocità degli scambi economico-monetari e il passo da lumaca delle decisioni statali o degli organismi sovranazionali per richiamare la necessità di un cambio di passo di questi ultimi ovvero ipotizzare una loro riforma per stare appresso ovvero tentare perlomeno di non essere sopraffatti dai primi. Le critiche, sovente, non sono apparse infondate soprattutto quanto avevano l’intenzione di evidenziare l’antinomia tra ciò che anche sommerso, carsico, fuori dai riflettori comunque avviene a livello globale e attraverso i confini degli Stati e la lentezza dei “pachiderma” che alcuni fenomeni dovrebbero invece governarli.

Fatto sta che, invece, si ha la sensazione che molti commentatori ma anche analisti abbiano la tentazione di alimentare il “mito” della velocità a tutti i costi, delle decisioni anche quelle istituzionali prese al ritmo dell’incedere dei lanci delle agenzie di informazione.

Oggi persino le cronache, soprattutto quelle televisive e dei nuovi media, sembrano costruite per stare sul ritmo di uno “scandalo” al giorno, al massimo di una settimana, e implicitamente sembrano “costringere” non solo la politica (non sempre di qualità) a “stare sul pezzo” dell’indignazione popolana quotidiana ma anche condizionare il timing della Giustizia. Di qui non mi sembra peregrino affermare che viene l’enorme estensione della previsione e dell’utilizzo di misure cautelari e di riti alternativi (con il portato di compressione di meccanismi e garanzie tipici dell’incedere ordinario).

Tenzin Gyatso, 14th Dalai Lama with Marco Pannella

Tenzin Gyatso, 14th Dalai Lama with Marco Pannella (Photo credit: Wikipedia)

Proprio in questi giorni mi è venuta agli occhi una delle frasi che ci ha lasciato in eredità Marco Pannella: “La felicità non tollera impazienze: è una costruzione lenta e continua e non un oggetto da consumare nei momenti in cui si sentono dei bisogni.”

 

Ecco mi sembra che non solo la felicità ma anche la Politica e la Giustizia, quelle con la “P” e la “G” maiuscole, non tollerino, fretta ed impazienze ma dovrebbero, con fiducia, rimanere nel solco dell’urgenza e dell’eccezione solo se estremamente e fondatamente necessarie e, infine, trovare l’equilibrio di una lentezza che consenta di evitare banalità ed errori e la necessità di costruire un giudizio, delle idee e degli obiettivi evitando di smarrire (e dunque correre il rischio) di mistificare il ricordo e la memoria, tra i protagonisti, di quello che è o che è stato.

Non è detto, infatti, che un “processo”, non solo giudiziario, troppo celere sia anche “giusto” (anzi è possibile che lo qualifichi come “sommario”) ma ci sono, invece, altissime probabilità che la sua coerente compattezza storica, l’equilibrata costruzione delle singole fasi, lo rendano tale.

 

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